Frà Diavolo


Fra Diavolo



   “Quell’uom dal fiero aspetto 
     guardate
sul cammino”




 

   Quell’uom dal fiero aspetto

   guardate sul cammino

   lo stocco ed il moschetto

   ha sempre a lui vicin.

 

  





L’eroico brigante noto come Fra Diavolo  nacque il 7 aprile 1771 a Itri (LT),  all’epoca nella provincia di Terra di Lavoro  parte del Regno di Napoli. Il suo vero nome era Michele Arcangelo Pezza, ma acquisì lo pseudonimo con il quale è noto  poiché da bambino, per assolvere un voto, fu vestito da fraticello.


Tra il 1798 e il 1799, quando le truppe francesi conquistarono la Campania, costringendo i Borbone a riparare a Palermo, il territorio della Terra di Lavoro, posto a metà tra Roma e Napoli tra i monti Ausoni e i monti Aurunci, divenne un campo d’azione strategico.

Fra Diavolo, che aveva alle spalle due efferati omicidi e anni di servizio militare al soldo dei Borbone, conosceva a menadito le impervie zone che attraversano le montagne comprese fra la pianura di Fondi e la strada verso Formia, radunò presto attorno a sé non solo i suoi compaesani ma numerosi altri uomini della Terra di Lavoro. Con questa banda riuscì ad avere il controllo assoluto delle vie di comunicazione, dominando da Itri l’esteso territorio che va da Gaeta a Capua.

Victor Hugo scrisse di lui: “Fra Diavolo personificava quel personaggio tipico, che si incontra in tutti i paesi invasi dallo straniero, il brigante-patriota, l’insorto legittimo in lotta contro l’invasore”.

Quando nel maggio del 1799 gli Inglesi, acquartierati sull’isola di Procida, decisero di muovere contro la fortezza di Gaeta, controllata dai francesi, Fra Diavolo partecipò all’assalto come comandante per conto dei Borbone, recando con sé una massa di oltre 1000 uomini, che furono riconosciuti come parte dell’esercito regolare.

Nel frattempo, alla fine di giugno, Napoli era stata liberata e il re aveva fatto ritorno nella capitale. Quando vennero elaborati dei piani per conquistare Roma, che rimaneva in mano ai francesi, anche Fra Diavolo e i suoi uomini parteciparono all’impresa. Si acquartierano a Albano e da lì, per garantirsi rifornimenti di viveri, non esitarono a calare sui villaggi vicini e a saccheggiarli. Roma fu infine espugnata il 30 settembre.

Le masse non furono fatte entrare in città, ma anzi vennero private delle armi e rispedite a casa. Fra’ Diavolo fu invece arrestato ad Albano mentre dormiva, per poi essere incarcerato a Castel Sant’Angelo. Riuscì a fuggire nella notte tra il 3 e il 4 dicembre per riparare a Napoli, dove venne insignito del grado di colonnello di Fanteria.

Nel 1806 Napoleone dichiarò nuovamente guerra al Regno di Napoli. Il Consiglio di guerra di Ferdinando IV decise di richiamare all’azione i capimassa. Il colonnello Pezza lasciò immediatamente Napoli per tornare nella Terra di Lavoro e reclutare uomini abili alle armi. Ma, mentre si preparava alla guerra, gli giunse la notizia che il re aveva abbandonato Napoli per riparare nuovamente a Palermo. Decise di trasgredire all’ordinanza con la quale veniva ordinato ai comandanti militari di non aggredire l’armata napoleonica e di riparare nella fortezza di Gaeta.

Negli ultimi giorni di aprile del 1806, Fra Diavolo fu chiamato a Palermo per pianificare un’impresa ardita: sollevare le Calabrie e da lì dirigersi verso Napoli. Il 29 giugno Fra Diavolo sbarcò dunque ad Amantea e conseguì ripetute vittorie sui francesi. Proprio quando la sollevazione stava diventando generale, venne richiamato a Palermo, mentre i calabresi rivoltosi furono lasciati alla mercé dei nemici che riuscirono a reprimerne la ribellione e a risalire fino a riconquistare Gaeta.

Fra Diavolo decise allora un’impresa disperata: cercare di attaccare i francesi partendo dai territori più interni. Alla ricerca di uomini, sbarcò sull’isolotto di Santo Stefano, liberò i detenuti del terribile ergastolo eretto appena una decina di anni prima e con essi fece rotta prima verso Sperlonga e da lì verso il circondario di Sora. Fu la prima grossa evasione in massa della storia del carcere che dopo questo episodio rimase chiuso per undici anni; i cancelli di Santo Stefano riapriranno poi per ospitarvi sempre più detenuti politici e meno criminali.

A Sora le truppe francesi si rivelarono essere troppo soverchianti. A fine settembre Fra Diavolo si gettò allora nella valle del fiume Roveto e divenne il ricercato numero uno del Regno di Napoli. Da lì si mosse per la Ciociaria di paese in paese, cercando inutilmente di sollevare la popolazione contro il nemico. Attraversò Esperia, Pignataro, Bauco (oggi Boville Ernica) e anche Isernia. Intanto i francesi avevano bloccato tutti gli accessi alle valli. L’inseguimento durò quindici giorni, al termine del quale la massa di Fra Diavolo fu stretta nella valle di Boiano.

Qui Fra Diavolo dovette accettare il combattimento, che avvenne in ottobre. Poiché la pioggia che cadeva da giorni aveva reso inservibili i fucili, si combatté all’arma bianca, l’attacco francese fu respinto (nella battaglia morirono 400 francesi e 40 insorti) e Fra Diavolo sfuggì alla cattura ancora una volta. Si diresse verso Benevento con 150 uomini, rifugiandosi nelle Forche caudine, dove un secondo scontro lo lasciò con circa 50 uomini.

Il primo novembre del 1806, infine, dopo che aveva vagato per giorni e giorni da un paese all’altro, venne riconosciuto e catturato a Baronissi. Fu giustiziato a soli 35 anni per impiccagione a Napoli l’11 novembre, vestito dell’uniforme borbonica.

Non appena la Real Famiglia apprese dell’impiccagione di Pezza, già nominato Duca in ragione delle imprese militari, fece celebrare il suo funerale nella cattedrale di Palermo.